Mascherine e pollastri

Mentre ripone i cucchiai nel cassetto pensa che la rivoluzione è necessaria. Dentro casa si sta bene, la stufa accesa e quel senso di pacatezza che distoglie da molto, se non da tutto. Fuori, anche se non li vede, transitano concittadini con la mascherina. Vanno a votare, poveracci, come se dipendesse dal loro gesto la possibilità di campare. Lui non vota più, non ci crede. Preferisce immaginare che un giorno, tanto per cominciare, nessuno compri più acqua naturale in bottiglia. Aveva pensato che tutti comprendessero l’ideale anarchico, ma visto che nessuno capiva, aveva intimato ai commensali occasionali di bere acqua del rubinetto, che è buona e costa poco. Poi aveva rinunciato anche a quello e si era dato alle elucubrazioni, come a costruirsi un perché. Infine si era ritirato, dichiarandosi libertario in un mondo di servi.

E oggi ripone cucchiai in buon ordine, perché l’anarchia è ordine assoluto. Tende a non lavorare più e quasi quasi potrebbe anche non mangiare e dormire mezzora al giorno, o forse meno, tanto per evitare sogni che lo scuoterebbero da chissà quale anfratto della coscienza. Non si lava per giorni e ha la fortuna di non emanare afrori che di solito connotano a dipendenza di cosa uno mangia. Inoltre, visto che cerca di fare il meno possibile, non suda e non si sporca. Ha notato che il gatto randagio si adegua meglio se lui non si butta addosso saponi e deodoranti, e questo va bene.
Finiti i cucchiai, passa alle forchette, con lo stesso metodo. Fuori, le mascherine fanno avanti e indietro come a sospingere il mondo. Dicono sia in atto una pandemia dovuta ai polli, o ai piccioni, o comunque a qualcosa che vola. Viene dalla Cina, la grande Cina comunista che percorre la via della seta per vendere e comprare, e intanto schiaccia tibetani e mongoli, per non annoiarsi.
Gli viene in mente suo nonno in Spagna, che malediceva i comunisti traditori degli anarchici in nome della suprema idea sovietica di quel maiale di Stalin. Ma almeno lì se le davano a più non posso, mentre adesso girano con le mascherine per via dei polli e ti guardano male se tiri una paglia, poveretti che si intasano con lo spruzzo sintetico a mascherare i nostri umori.
Forse gli piacerebbe avere in giro un paio di bambini mentre sistema i coltelli, a completare la perfezione del cassetto. Ma poi pensa che ci sarebbero anche le mamme ad affannarsi per un ipotetico, e sottolinea ipotetico, ginocchio scorticato e allora preferisce il gatto randagio che non chiede niente.
Non ha soldi da metter via per il kalashnikov e ha ripiegato da un po’ sulla molotov con lo spirito della fondue, ma si rende conto che quelli della mascherina, cioè tutti, non comprenderebbero e allora pensa che non ne vale la pena.
Cucina un pollo alla cacciatora e si dice che se si deve crepare, lo si faccia almeno con la bocca piena, la mano votante inerte e la coscienza accesa.
E che se non muore, gliela farà vedere lui, porco zio.

gene

Postilla
Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.
Martin Luther King

Autore: libertario2016

Scrittore, giornalista, blogger. giorgiogene@bluewin.ch

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