Pane maledetto

Avere un forno e una bottega era una fortuna, in una Svizzera schiacciata dai nervi Lo Stranierodell’Europa in crisi. Alberto aveva sedici anni e tirava la cinghia, in buona compagnia. Padre italiano, italiano lui e i suoi fratelli. Alla bottega del pane gli facevano credito solo perché la mamma era di Claro. La famiglia proprietaria era una di quelle patrizie, venata dalla sottile prepotenza dei creditori che usano il guanto della carità per nascondere il pugno di ferro.

La storia si fece ingovernabile quando Alberto, prostrato dall’inedia e dalla sottomissione, un accidentato giorno rubò un filone di pane bianco. Rapida inchiesta familiare e la madre si presentò con lo scialle di tutti i giorni a chiedere scusa per il delitto del figlio. I soldi della pagnotta in mano.

– A ciamom la polizii – disse il padrone. E così fece.

I poliziotti giunsero da Bellinzona di malavoglia.

– Guardi che se lo denuncia, dato che il ragazzo è straniero, dovrà lasciare la Svizzera. Ci pensi bene, per così poco… – spiegò l’appuntato, col berretto in mano, come si conveniva di fronte a chi comandava senza bisogno di carica.

– A fa nóto. Al déef imparèe la creansa! – scandì il padrone ergendosi in cipiglio.

Così, Alberto, per imparare una creanza che già aveva, dovette lasciare la famiglia e il paese dove era nato. In lacrime baciò la madre alla stazione e si accinse a pagare una vita di interessi sul suo debito.

Andò a Villarfocchiardo in Val di Susa, paese mai visto e sentito nominare di rado in famiglia per l’origine di suo padre, dove c’era una lontana e ignota prozia. Fu chiamato alla leva e alcuni anni più tardi mandato al fronte per il somaro Mussolini. Ferito, imprigionato e poi liberato con la salute rovinata, tornò a Villarfocchiardo, dove i parenti di qua lo andavano a trovare con spedizioni dell’altro mondo. Ci andai anch’io: era così forte nella memoria di Alberto il ricordo di Claro da aver ricostruito un modellino in legno della rocca di Matro con le case appollaiate. Penso ci abbia tempestato lacrime e saettato fiele.

Tornò in Svizzera per due giorni, quando morì il fratello. E basta.

Pochi anni dopo, solo e stanco, morì.

La bottega del pane chiuse quello stesso anno, non rendeva più, schiacciata dalle maledizioni.

Alberto prosegue ancora in solitudine, nella dolce terra straniera dove riposa, parlando tra sé in dialetto di Claro.

 

gene

 

Postilla

Lei, chi è? − Io sono uno straniero per la polizia, per Dio, per me stesso.

Emil Cioran, 1969

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Autore: libertario2016

Scrittore, giornalista, blogger. giorgiogene@bluewin.ch

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